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Archivio Generale

Il monachesimo in genere, l’ordine benedettino in particolare, sorto quasi contemporaneamente alle grandi invasioni barbariche ( Sec V – VI) esercitò un influsso multiforme religioso, sociale, culturale sull’Occidente cristiano.

Ai monaci pre – benedettini mancava una grande regola comune rispondente alla natura della vita religiosa e allo spirito occidentale.

Le molte regole in uso non erano in sostanza che raccolte di massime spirituali con liste di proibizioni e di penitenze.

Merito inestimabile di San Benedetto è quello di aver dato al monachesimo occidentale una legislazione pratica, ragionevole e discreta, una vera regola fissa, con l’aggiunta di elementi nuovi quali la “ stabilità” nel monastero e il lavoro manuale.

Nel secolo VII in Italia la diffusione dell’Ordine benedettino subì qualche remora a opera dei Longobardi, ma dopo la conversione di questi vi fu una vera fioritura di monasteri.

Alcuni santi di nome Alberto sono stelle di prima grandezza nel  firmamento della Chiesa. Domina su tutti per elevatezza d’ingegno Alberto Magno. Di poco anteriore è Sant’Alberto di Butrio.

Con tutta probabilità dovettero esistere in antico gli Atti  della sua vita come da quattro secoli prima esistevano per San Colombano. Infatti Giona di Susa monaco  di Bobbio, entrato nel convento nel 618, tre anni dopo la morte del fondatore, e divenuto segretario e confidente di Attala e Bertulfo immediati successori, ci lascò con la biografia di san Colombano uno dei più insigni monumenti del secolo VII.

Non è pensabile che sant’Alberto, al quale pochi anni dalla morte viene dedicata una chiesa, non abbia trovato un monaco premuroso di tramandarne le memorie.

Non giudichiamo l’importanza dell’Abbazia di sant’Alberto dal poco che avanza della sua mole.

Un “ tornado” non provocherebbe danni maggiori abbattendosi su di una regione.

A prescindere dalle costruzioni recenti, rimangono le tre chiesine fra loro comunicanti, ( per noi oggi un tutt’uno); la torre, un lato del chiostro e qualche rudere di muraglione.

Non s’è mai trattato di un monastero amplissimo , popolato da tanti monaci intenti, tutti alla preghiera e particolarmente chi allo studio,  chi al lavoro , chi al minio, … paragonabile a Bobbio o a Montecassino; ma ebbe tuttavia un suo volto e una sua grandezza degna di essere segnalata nella storia.

L’impressione d’immutabile potenza che dà l’eremo guardato da quel raro osservatorio a fondo valle, cede, una volta entrati, a un doloroso stupore nel constatare che il tempo e l’incuria degli uomini lo avevano quasi completamente votato all’abbandono.

Sant’Alberto di Butrio è un’oasi di pace dove la fede, l’arte e la storia nobilitano l’incanto di una regione ancora inviolata dell’Appennino vogherese.

Quel panorama, contemplato dalle vette sovrane del Penice, del Bogleglio, del Giarolo, dell’Ebro, presenta una successione digradante di scogliere biancastre, franose, prive di vegetazione, come risultato di chissà quale cataclisma geologico.

Ma chi risale dalla pianura ha dinanzi il prospetto dei colli più esposti a tramontana e perciò ricchi di terreni coltivati e rivestiti di foltissime boscaglie.

La zona montagnosa di san’Alberto, dove il pittoresco s’alterna con l’orrido che riserva qualche volta sorprese anche ai più sperimentati, è battuta secondo le stagioni da frotte di cacciatori del genovesato, del pavese, dell’alessandrino e da solitari cercatori di funghi che ne conoscono tutti gli anfratti, tutte le coste, tutti i sentieri più minuti.

“DARE LA VITA CANTANDO L’AMORE”

Capitolo I - Il nido

“Si era nell’anno 1848, e passavano a Pontecurone, mio paese, i soldati che andavano alla guerra. Una truppa si fermò nell’abitato ed alcuni militari andarono a mangiare ad un’osteria, dove mia madre faceva da cameriera. Nel vedere quella fanciulla che serviva a tavola con sveltezza, alcuni di quei soldati si permisero di dirle qualche parola un po’ libera… Ella lasciò andare uno schiaffo al soldato più vicino e tacita, continuò nel suo lavoro: Le dissero dopo, che il colpito si chiamava Vittorio D’Urion. Mio padre fece poi otto anni di soldato. Ritornato a Tortona, andò a Pontecurone a vedere se quella cameriera fosse ancora libera, pensando tra se: quella giovane deve essere con la testa a posto!”.

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La Parola di oggi

L'altro malfattore aggiunse: "Gesu', ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno". Gli rispose Gesu': "In verita' ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".
Luca 23,43
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Preghiera di Frate Ave Maria

O Gesù, luce vera venuta nel mondo a illuminare tutte le anime,
ti ringraziamo di aver chiamato, attraverso la sventura della cecità fisica, Frate Ave Maria
alla luminosa notte di una vita tutta spesa, in penitenza e gioiosa preghiera,
per indicare agli sfiduciati le mirabili certezze della fede.
Concedi anche a noi di camminare, allo splendore del tuo volto,
in grazia e carità operosa per il bene dei fratelli,
ed esaudisci, per sua intercessione,
la supplica che ti presentiamo.
Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo….

Preghiera di S. Alberto Abate

Amabilissimo Sant’Alberto, che dopo nove secoli dalla tua santa morte in quest’Eremo
Intriso di verde e di silenzio, hai ancora su di noi, tormentati uomini d’oggi,
un suggestivo richiamo al riposo dello spirito, ascolta le nostre umili richieste.
Aiutaci a staccare il cuore da tante cose terrene ed inutili,
per amare di pù l’evangelica povertà.
Fa che, aspirando ai beni eterni che ci attendono,
possiamo trasformare in preghiera il lavoro, le gioie, i dolori,
in un crescendo di elevazione a Dio.
Aprici il cuore per tendere, sorridendo, la mano a chi soffre
Ed ha fame di pane e d’amore, donando ai fratelli qualcosa di nostro e di noi.
Grazie, Sant’Alberto, per l’esempio di santità che ci hai lasciato;
la tua spirituale vicinanza su questa terra
sia per noi preludio di eterna felicità,
immersi insieme a te nell’infinito amore.

S.Alberto

Eremo Sant'Alberto di Butrio (Opera Don Orione)

27050 Ponte Nizza (Pavia)

Tel. 0383 52729