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Feb 23, 2014 Scritto da 

La morte a Berkeley. Verità, tradizioni, dubbi

L’ingresso alla prigione di Edoardo II nel castello di Berkeley L’ingresso alla prigione di Edoardo II nel castello di Berkeley

Molte persone possono aver letto storie truci sulla morte di Edoardo II a Berkeley. Le cronache dell’epoca parlano di morte per cause naturali, ma le voci di un suo assassinio si diffusero in fretta. Col passare del tempo, la storia del suo omicidio assunse sfumature dantesche legate alla presunta omosessualità del sovrano, e ancor oggi l’idea che fosse stato ucciso con uno spiedo rovente è ben radicata nella tradizione popolare.

Eppure, fin dal momento della diffusione della notizia della sua morte, si sparsero voci sulla sopravvivenza di Edoardo II. Ne era convinto, per esempio, l’arcivescovo di York William Melton, che nel 1330 scrisse una lettera al sindaco di Londra avvertendolo dell’imminente liberazione del sovrano e incaricandolo di procacciare abiti, vettovaglie e fiorini d’oro – probabilmente per un viaggio sul Continente di quest’ultimo. Il fratellastro di Edoardo II, Edmund conte di Kent, fu protagonista di un fallito tentativo di liberare il monarca dal castello di Corfe, in cui riteneva fosse tenuto prigioniero proprio fino al 1330. Edmund venne condannato a morte da Roger Mortimer per quest’azione. Persino il papa dell’epoca dubitava che Edoardo II fosse veramente morto. Tuttavia, la versione più sorprendente dell’evolversi della vicenda viene delineata nella celebre Lettera Fieschi, la missiva indirizzata da Manuele de Fieschi a re Edoardo III nel 1336.

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Preghiera di Frate Ave Maria

O Gesù, luce vera venuta nel mondo a illuminare tutte le anime,
ti ringraziamo di aver chiamato, attraverso la sventura della cecità fisica, Frate Ave Maria
alla luminosa notte di una vita tutta spesa, in penitenza e gioiosa preghiera,
per indicare agli sfiduciati le mirabili certezze della fede.
Concedi anche a noi di camminare, allo splendore del tuo volto,
in grazia e carità operosa per il bene dei fratelli,
ed esaudisci, per sua intercessione,
la supplica che ti presentiamo.
Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo….

Preghiera di S. Alberto Abate

Amabilissimo Sant’Alberto, che dopo nove secoli dalla tua santa morte in quest’Eremo
Intriso di verde e di silenzio, hai ancora su di noi, tormentati uomini d’oggi,
un suggestivo richiamo al riposo dello spirito, ascolta le nostre umili richieste.
Aiutaci a staccare il cuore da tante cose terrene ed inutili,
per amare di pù l’evangelica povertà.
Fa che, aspirando ai beni eterni che ci attendono,
possiamo trasformare in preghiera il lavoro, le gioie, i dolori,
in un crescendo di elevazione a Dio.
Aprici il cuore per tendere, sorridendo, la mano a chi soffre
Ed ha fame di pane e d’amore, donando ai fratelli qualcosa di nostro e di noi.
Grazie, Sant’Alberto, per l’esempio di santità che ci hai lasciato;
la tua spirituale vicinanza su questa terra
sia per noi preludio di eterna felicità,
immersi insieme a te nell’infinito amore.